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DEDOME- amici di don Franck

La formazione Bachelor in cure infermieristiche prevede nel suo curricolo, la possibilità di fare uno stage di “mobilità” all’estero. Nel corso dell’anno la segretaria dell’associazione ha elaborato con i docenti della SUPSI gli obiettivi di stage che sono stati discussi con il medico responsabile e il personale curante al villaggio. Da giugno a settembre si sono recate a Dédomé due studentesse che, dopo le prime comprensibili difficoltà legate al clima e
all’ambiente diversi, si sono inserite particolarmente bene sia all’ospedale sia al villaggio. Questa prima esperienza è stata valutata attentamente da tutte le parti, concludendo che è stata positiva e che potrà essere ripetuta, con qualche piccolo adattamento, in particolare per quanto concerne l’introduzione e la visibilità di
quanto previsto durante lo stage. Le due studentesse erano state precedute in primavera, da due altre infermiere che seguivano il corso di specializzazione in pediatria e da una loro amica, anch’essa infermiera pediatrica. Il loro periodo di stage è stato di due settimane. Corto per immergersi completamente nell’ ambiente ma sufficiente per riflettere in modo costruttivo sulla loro pratica professionale in ambito interculturale.

L’ospedale di Dédomé
L’attività dell’ospedale, s’inserisce negli obiettivi nazionali e regionali di promozione della salute, come ha precisato il Medico Regionale locale, incontrato anche quest’anno dal presidente e dalla segretaria, alfine di valutare la pertinenza degli obiettivi fissati. Inserito nel programma nazionale di vaccinazione e in quello di
depistaggio e cura per le persone sieropositive e i malati di AIDS, anche nel 2009 ha continuato la sua opera a favore della popolazione di tutta la regione, grazie all’impegno del personale indigeno. Il riconoscimento del Governo per quanto effettuato si è tradotto nella presa a carico del salario del medico responsabile, del laboratorista e della levatrice tradizionale. Le sale operatorie sono state attrezzate e grazie all’interessamento del Prof. Tekou, chirurgo responsabile della formazione all’università di Lomé, l’ospedale può contare su un chirurgo e un anestesista che hanno iniziato a operare con successo. Le persone che avrebbero bisogno d’interventi sono molte, ma molte di loro non hanno le necessarie risorse finanziarie. La generosità dei sostenitori dell’associazione potrebbe dare nuove speranze a molti malati se questi potessero beneficiare di un aiuto finanziario per l’intervento e l’acquisto di medicamenti. La costruzione della camera mortuaria è terminata e pure l’inceneritore è quasi finito. Il dono di medicamenti generici permette al personale di curare tutte le persone che si recano al centro, anche se per favorire l’autofinanziamento della struttura, è indispensabile che, di regola, i pazienti paghino le consultazioni e le cure. Da segnalare pure che, grazie alla generosità di molti benefattori, è stato possibile far operare altre quattro persone che soffrivano di cataratta, permettendo loro di ritrovare la vista e di non più essere un peso per le loro famiglie. La struttura è stata visitata lo scorso 26 settembre da sua Eccellenza Monsignor Vescovo Piergiacomo Grampa che era in Togo con la Conferenza Episcopale Svizzera.

Certamente servirà sempre più aiuto a tutti i livelli. Se possibile aiuti mirati, in modo che gli stessi generino poi la possibilità che il personale locale possa continuare il più possibile autonomamente. Da tecnico, ho già espresso la mia opinione: penso che per raggiungere l’autonomia citata serve un’ istruzione mirata, che formi del personale specializzato, capace di eseguire le necessarie manutenzioni alle installazioni tecniche presenti nel centro ospedaliero e nel paese. Credo che Dédomé sia un po’ come da noi negli anni 1950-60, quando si iniziava ad uscire dal mondo contadino per incamminarci nel mondo tecnologico e le esigenze di una vita migliore sono esplose, trascinando con sé il bisogno di perfezionare l’istruzione, le professioni, il modo di porci verso la vita e così via.